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Responsabilità sociale, economica e ambientale sono i valori alla base del modello di business di Tecnosystemi, che guarda oltre i confini dell’azienda per abbracciare principi quali il rispetto dell’ambiente, la cura delle persone e la restituzione al territorio.
Attraverso i suoi otto marchi, Tecnosystemi offre 1.200 soluzioni diversificate nell’ambito di condizionamento, fotovoltaico, ricambio dell’aria e ventilazione, che rispondono alle specifiche esigenze di rivenditori, installatori, studi tecnici di progettazione.
Questa posizione specializzata nel comparto della componentistica HVAC si coniuga con la responsabilità sociale, economica e ambientale, che danno vita a un modello di business improntato sull’economia circolare. Lo dimostrano la certificazione ottenuta come Società Benefit per la tutela dell’ecosistema, la riduzione delle emissioni e delle fonti inquinanti e l’adozione di buone pratiche per la salvaguardia dell’ambiente.
Tecnosystemi, con sede a San Giacomo di Veglia (TV), vede al timone i coniugi Anna Munari (CEO e founder) e Giorgio Rigoni, presidente e direttore commerciale, che spiega a Commercio ITS come la visione e le strategie commerciali si evolveranno nel corso del 2025.
Quali sono le priorità per l’anno appena cominciato?
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«Ci siamo posti l’obiettivo di rafforzare e allargare la nostra filiera commerciale. Questo porterà al consolidamento delle attività già in essere con i distributori partner e con gli agenti della rete vendita presenti sul territorio nazionale, ai quali forniremo prodotti, strumenti e formazione affinché possano lavorare in modo sempre più professionale per orientare le scelte di progettisti e installatori sulle soluzioni Tecnosystemi.
Nel contempo, puntiamo a stringere nuove partnership nell’ambito della distribuzione: grazie alla nostra organizzazione tecnica e commerciale, siamo certi di dare continuità al percorso intrapreso».
Sul versante dell’offerta, quali sono le principali novità del 2025?
«Nel campo della climatizzazione, che costituisce il nostro core business, il catalogo Smart Clima si arricchisce con le canaline per il condizionamento Clean Line, che riprendono le caratteristiche della gamma Optima ma si differenziano per essere realizzate con materiali riciclati in seno al nostro processo produttivo.
Un’altra innovazione è Excellens TMR, un terminale a muro con flangia rotonda e rosoni esterni, ideale per coprire eventuali errori durante la carotatura del muro. Abbiamo poi introdotto dei raccordi flessibili con manicotti d’aggancio, utili per separare le grondaie negli impianti solari termici a tetto, risolvendo vari problemi pratici che gli installatori spesso incontrano.
Infine, abbiamo realizzato un manicotto di giunzione tra muro e climatizzazione che, coprendo le tubazioni frigorifere dalla parte del rosone esterno fino ai rubinetti della macchina, le protegge dagli agenti atmosferici».
Il filo conduttore di queste novità consiste nell’ottimizzare il lavoro dell’installatore, compensando eventuali errori o difformità che possono riscontrarsi nella creazione dell’impianto.
«È proprio così. Seguendo questa logica, grazie alla collaborazione con l’Università di Padova, abbiamo sviluppato anche una gabbia fonica esterna. La soluzione ha un duplice scopo: ridurre di ben 13 dB le emissioni rumorose delle unità esterne di climatizzatori e pompe di calore, nascondendole al tempo stesso alla vista.
La riduzione della rumorosità che queste gabbie ottengono – e la loro estetica particolarmente curata – consentono l’installazione di un condizionatore nei luoghi ove vigono regolamenti condominiali o comunali particolarmente stringenti in termini di inquinamento acustico e di vincoli architettonici».
Quali sono le principali esigenze “emergenti” del mercato e com’è possibile intercettarle o anticiparle?
«È una domanda molto interessante. La chiave di lettura sta nel saper coniugare conoscenze tecniche, sensibilità commerciale e creatività. Per esempio, durante i periodi di caldo intenso, gli impianti di climatizzazione e le bocchette in alluminio tendono a gocciolare. Per risolvere questo problema, abbiamo sviluppato una gamma di diffusori lineari eleganti, sia a scomparsa che a vista, realizzati interamente in PVC riciclato: si tratta di prodotti non solo esteticamente piacevoli e più economici rispetto a quelli in alluminio, ma anche in grado di ridurre al minimo la condensa, compensando eventuali errori di dimensionamento dell’impianto.
La presenza di una serranda di chiusura aggiunge un livello di controllo supplementare, rendendo il diffusore adatto a diverse esigenze climatiche e architettoniche. Gli attacchi condotti VMC sono predisposti di serie sul plenum, le staffe per il fissaggio a controsoffitto sono incluse nella fornitura.
Secondo questa logica, nel settore della ventilazione abbiamo introdotto i plenum telescopici per le bocchette a parete. Tradizionalmente, i plenum sono progettati per tubi di dimensioni specifiche (150, 160 e 200 mm). Con il nostro plenum telescopico, è possibile utilizzare qualsiasi tubo in commercio, offrendo un grande vantaggio sia agli installatori sia ai distributori, che possono così ridurre le scorte a magazzino. Oltre che nel campo della climatizzazione, dove abbiamo sempre espresso la nostra creatività, da circa dieci anni siamo attivi nel segmento della VMC.
Siamo fiduciosi di poter fare la differenza con le nostre nuove macchine e componenti, come le bocchette in ABS e le scatole a inserimento a muro, che rendono l’installazione più efficiente e rapida grazie alla bolla integrata».
È adatto per il fissaggio su muratura (profondità minima da 100 mm a 150 mm) e su cartongesso con viti autofilettanti sulle 4 apposite alette laterali. Sono possibili fino a 5 ingressi per manicotti (diametri 75 mm e 90 mm).
Il tubo dedicato alla VMC può essere collegato in posizione posteriore, superiore o laterale per la massima flessibilità di installazione. Airbox Pro è fornito completo di serrande di regolazione e di un’ampia gamma di accessori per un’installazione rapida e semplice.
Innovazione di prodotto e sostenibilità dei processi: come si coniugano nella visione di Tecnosystemi?
«Siamo costantemente alla ricerca di nuovi prodotti e, per questo, l’ascolto del mercato è fondamentale. Attraverso la rete vendita, dialoghiamo quotidianamente con gli utilizzatori dei nostri prodotti per avere un’idea sempre precisa delle effettive esigenze del mercato.
L’altra componente essenziale di ciascun progetto è la sostenibilità. Lo sviluppo del progetto, la prototipazione e le fasi successive, che si svolgono a cura del nostro ufficio di progettazione, avvengono sempre in funzione di questo fattore e in particolare dell’impiego di materiale riciclato. Questo processo è possibile per molti componenti interni dei prodotti, oppure per altri articoli tecnici che non hanno particolari finalità estetiche».
La produzione dell’energia e il riciclo degli scarti sono completamente integrati nel vostro ciclo produttivo?
«Sul tetto del Plant 1 è presente un impianto fotovoltaico che produce 1,260 MW di elettricità, mentre un altro impianto che genera 500 kW è attivo presso il Plant 2: quest’apporto di energia da fonti rinnovabili contribuisce in misura significativa al nostro fabbisogno energetico.
Tutti gli scarti derivanti dalla trasformazione delle materie plastiche sono recuperati e rigenerati in linea tramite apposite tecnologie, per essere reimmessi immediatamente nel ciclo produttivo. Per dare un indicatore del nostro impegno, negli ultimi due anni abbiamo recuperato e destinato al riutilizzo interno ben 76 tonnellate di PVC, che in passato venivano reimmesse sul mercato. Lo stesso vale per le lavorazioni del metallo: gli sfridi e il materiale di risulta vengono completamente riutilizzati.
Anche il packaging dei nostri prodotti è realizzato con plastica e cartone recuperati in seno al processo produttivo. Inoltre, l’area verde che circonda l’headquarters è irrigata con l’acqua piovana raccolta in un’apposita vasca, mentre nel 2024 abbiamo redatto il primo bilancio certificato di sostenibilità.
In qualità di Società Benefit certificata, poniamo particolare attenzione all’aspetto del welfare aziendale, con misure a favore del benessere dei dipendenti, nonché alle sponsorizzazioni sportive e al sostegno di associazioni locali: questa logica di restituzione al territorio si coniuga perfettamente con la nostra visione di sostenibilità».
Prendersi cura del dettaglio e portare il bello ovunque: tutto questo è “made in Italy”.
«Noi italiani siamo conosciuti nel mondo per la nostra capacità di “saper fare” che ci porta a realizzare cose incredibili. Pur essendo consapevole di tutte le difficoltà che derivano dal fare impresa nel nostro Paese, Tecnosystemi ha scelto di essere 100% “made in Italy”.
In Italia ci misuriamo con costi più elevati di quelli che affronta chi produce nel Far East o nell’Est Europa, ma soltanto qui è possibile realizzare quanto sentiamo di avere dentro: creatività e passione sono fattori che fanno la differenza».
Multinazionali e fondi spesso fanno shopping tra le imprese italiane: questo dimostra che il mercato Italia è considerato strategico.
«Effettivamente lo è. Ma questi soggetti hanno l’obiettivo di realizzare un profitto, che spesso si raggiunge attraverso tagli e riduzioni dei costi che incidono notevolmente sull’identità delle aziende stesse. Resto convinto che il nostro Paese offra ancora delle opportunità per chi intende fare impresa: mia moglie Anna e io consideriamo Tecnosystemi come un figlio. Ed è sempre un piacere visitare i clienti storici che hanno contribuito al nostro successo: sul mercato si cresce sempre tutti insieme, continuando a investire e costruendo sinergie».
Provando a guardare più avanti nel tempo, quali sono gli obiettivi per il medio e lungo termine?
«Siamo fiduciosi, perché crediamo nei nostri valori. Continueremo a investire tenendo conto delle richieste del mercato e delle sue evoluzioni, in particolare quelle relative a distributori e gruppi d’acquisto. La concorrenza esiste e, quando è leale, è il “sale” che rende le giornate più interessanti, spingendoci a proporre ai rivenditori prodotti di qualità e dal giusto prezzo.
In ogni caso, il “made in Italy” resta uno dei punti fermi della nostra visione. La costruzione del Plant 2 si sposa con la nostra intenzione di continuare a investire in Italia: c’è spazio per continuare a crescere, all’insegna della creatività e dei valori in cui crediamo profondamente».