
È il 1978 quando Mario Colasanti inizia la propria attività come impresa artigianale individuale. In seguito, nasce Idrotermica Colasanti snc e la passione per la formazione diventa un pilastro a cui dedicare tempo ed energie.
Questo mese abbiamo il piacere di raccontarvi la storia di Mario Colasanti, titolare insieme ad altri due soci di Idrotermica Colasanti snc, e di conoscere non solo l’esperienza di un’azienda, ma anche quella di un uomo, che ha sempre creduto che puntare sulla formazione fosse l’unica strada percorribile per una professione in continuo divenire come quella del settore ITS.
Come è iniziata la sua carriera di installatore?

«Ho cominciato come apprendista presso una ditta artigiana di Roma quando avevo 16 anni. Ricordo bene la vita da pendolare dei primi tempi, vivevo in un paesino della provincia, che distava 55 km dalla Capitale.
Poi, dopo una breve esperienza in cantiere, è arrivata la leva militare. Una volta ottenuto il congedo, è trascorso solo il tempo di preparare le pratiche d’iscrizione, e ho subito aperto l’attività come ditta individuale, nel 1978.
Dopo l’apprendistato e una parentesi di collaborazione con mio cognato (Luigi Peli), dal 1999 decidiamo di unire le due ditte e diamo vita alla Idrotermica Colasanti snc. A seguire, mio figlio Manuele Colasanti, dopo l’apprendistato, nel 2018 entra a far parte della società. Attualmente io sono ancora in attività e sono amministratore della ditta».
Di quali lavori vi occupate? In quali ambiti?
«Ci occupiamo sostanzialmente di tutto l’ambito termoidraulico, tranne la refrigerazione. Operiamo per lo più nel settore residenziale, seguendo dai piccoli lavoretti a lavori molto importanti, anche nell’ambito delle ristrutturazioni».
Quante persone lavorano in azienda?
«L’azienda, come già anticipato, è a conduzione familiare. Siamo tre soci: io, ormai alla soglia della pensione, mio cognato Luigi e mio figlio Manuele. Inoltre, all’occorrenza, possiamo collaborare con qualche ditta esterna di fiducia».
Qual è un lavoro di cui siete particolarmente orgogliosi?
«Come chiunque metta passione in quello che fa, anche noi siamo orgogliosi di tutti i lavori che portiamo a termine; è anche vero, se devo dire la verità, che personalmente vado molto fiero degli impianti gas e di tutto il mondo che li circonda. Il nostro lavoro si svolge prevalentemente presso le abitazioni residenziali e, per ogni lavoro, cerchiamo di essere il più professionali possibile».
Che ruolo ha la formazione in un lavoro come il vostro?
«Io di informazione e formazione, normativamente parlando, ne ho fatto un vero e proprio cavallo di battaglia. Con l’avvento della 46/90 mi sono reso conto che, principalmente per gli impianti gas, qualcosa non andava per il verso giusto… A tante domande ottenevo sempre le stesse risposte sbrigative!
Poi, qualcuno (ATIG) si è reso conto che forse il problema c’era davvero, iniziando così a fare dei corsi mirati, in particolar modo per le dichiarazioni di conformità. Nel 1997 mi sono iscritto con loro come installatore QUALIGAS numero 525 in Italia, partecipando con grande scrupolo ai primi corsi che venivano attivati.
I primi anni sono stati duri, sembrava di combattere una battaglia contro tutti e tutto. Poi, nel 2004, arrivò la svolta con gli allegati obbligatori, e, solo in quel momento, molti si sono ricordati di me e che ciò che dicevo già anni prima era vero! Ricordo molto bene, in quel primo periodo, quanti colleghi ho aiutato a fare le pratiche… Tant’è che, a quel punto, mi resi davvero conto che forse avrei potuto essere realmente utile alla categoria.

Entrai così a far parte di un’associazione che stava nascendo. Alla fine del 2007, in seguito ad alcune differenze di vedute, decisi di uscire. Alla mia uscita, con grande sorpresa, molti mi seguirono e finirono al mio fianco nella nuova avventura. Il 5 maggio del 2008 nasceva così A.I.M.I. (Associazione Italiana Manutentori Installatori), di cui dal 2018 sono il presidente e, con l’aiuto del vicepresidente Cesare Speroni e con un nuovo direttivo, stiamo continuando a crescere».
Se oggi potesse dare dei consigli rispetto a questa professione, quali sarebbero?
«Direi che, nel nostro lavoro, non è possibile dar nulla per scontato: oltre al lavoro manuale c’è anche tanta formazione normativa che bisogna necessariamente affiancare. Inoltre, occorre anche tanto sacrificio e curiosità, perché, anche in età avanzata, c’è sempre da imparare, rendendolo un lavoro molto gratificante e pieno di soddisfazioni».